La responsabilità dell’educatore cinofilo e i danni della mediocrità
15726
post-template-default,single,single-post,postid-15726,single-format-standard,cookies-not-set,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-16.4,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.7,vc_responsive
 

La responsabilità dell’educatore cinofilo e i danni della mediocrità

La responsabilità dell’educatore cinofilo e i danni della mediocrità

La responsabilità dell’educatore cinofilo è una di quelle questioni etiche e morali che troppo facilmente viene presa sottogamba. Non parlo da un punto di vista tecnico degli effetti di un programma di educazione , addestramento o modifica comportamentale sbagliato, parlo proprio di responsabilità sul peso che può avere nella vita delle persone che a noi si affidano.

Direi che vale per ogni ambito ma mi limiterò a quello che ho scelto di approfondire da ormai 18 anni in maniera più scientifica per un mio generale approccio scientifico al mondo, per passione ma soprattutto per amore dei miei cani: la cinofilia.

Credo che il processo naturale della percezione della conoscenza parta dalla consapevolezza di non capirne un cazzo fondamentalmente.

Hai cani, ci vivi da tempo ma ti rendi conto che c’è molto più da sapere e così inizi la formazione (oppure sei al primo cane e ti poni il problema da subito). Passa qualche anno, per qualcuno meno, di molte letture, stage, corsi, lavoro con i propri cani, “sperimentazione”, confronto … (auspicabilmente, per qualcuno c’è il corsetto da educatore in 36ore e un attestato che qualche mente criminale per scopo di lucro ti ha rilasciato facendoti pensare di essere pronto a diffondere il suo verbo) e inizi a sentirti “colto”.

Per alcuni arriva il momento del “ormai so quasi tutto, posso insegnare praticamente a tutti”, per altri un semplice “beh, direi che ne so abbastanza, tutto sommato ne so” e molti si fermano qui. Quelli che si fermano in questa fase sono i mediocri: sono la maggioranza e sono in mezzo a noi, sono i tuttologi, sono quelli che ci tengono a dire la loro sempre ovunque, senza capire quando è il momento di tacere, senza umiltà, spesso con l’atteggiamento supponente e i sorrisetti di accondiscendenza che distribuiscono a chi li mette in discussione.

Altri continuano lo stesso, sapendo che non ne sapremo mai abbastanza e capita qualcosa che ti fa salire quell’ansia del “oddio, non ne saprò DAVVERO mai abbastanza”. Alcuni si fermano e decidono di non pensare più con la propria testa ma di prendere per buono ciò che viene da quella che per loro è una fonte autorevole perché non hanno la tempra per accettare questa sensazione di indeterminatezza (che è la stessa che porta la gente ad appoggiarsi ai “guru” senza metterli in discussione o a seguire una religione), altri dicono “pazienza, non smetterò mai di cercare di capirne di più ma comunque non saprò mai tutto quello che vorrei” e vanno avanti, senza smettere mai.

Ma il problema di chi arriva (peggio per chi si ferma) nella fase arrogante della fasulla illusione di sapere davvero ciò che stanno professando è che non si rendono conto dei danni che possono fare quando assumono dei ruoli come quello dell’ educatore.

L’educatore ha una responsabilità in più perché la gente che si rivolge a lui/lei fondamentalmente a lui/lei si affida e il grado di abbandono è inversamente proporzionale alla preparazione e alla sicurezza dell’individuo. Quando noi educatori facciamo una prima valutazione stiamo facendo appunto una prima valutazione: quel cane e il suo compagno umano non li conosciamo, sappiamo quel che ci dicono e vediamo un piccolo spaccato di loro due ma è solo uno spaccato a volte fasullo.

I cani e le persone ad una prima valutazione potrebbero non essere nel loro contesto abituale (e quello è il motivo per cui alcuni di noi fanno le valutazioni a casa del cliente) ma potrebbero essere in un periodo della loro vita particolare oppure in una condizione psicofisica alterata. Ci si sveglia con la luna storta, si potrebbe aver dormito male, aver mal di pancia, avere caldo, freddo o tiepido, male ai piedi o quella mattina aver litigato con qualcuno che ti ha rovinato la giornata…possono esserci così tante variabili che solo l’esperienza e l’umiltà del non mediocre sa che potrebbe incontrare. E poi ci sono cose che vedi oggi che sono il risultato di ciò che è stato: che ne sai davvero di come quel binomio è arrivato lì, da dove è partito?

Ma il poco esperto (o il mediocre) prende quello che vede e crede di aver capito… ha capito chi ha davanti, cane e persona che sia e spesso crede di avere la responsabilità di dirlo alla persona che ha di fronte con la supponenza del “lo faccio per il bene del cane, della vostra vita assieme, della vostra felicità”.

Ma chi hai di fronte, tu piccola persona, mentre dici ciò? Non necessariamente di fronte hai una persona sicura di sé che si rende conto che stai dicendo una serie di stronzate per le quali dovresti davvero vergognarti, potresti avere davanti una persona che non ha le competenze per capirlo, che non ha gli strumenti di conoscenza o magari caratteriali per ridere del tuttologo del giorno, voltare pagina e andare altrove. Davanti potrebbe esserci una persona molto meno esperta o molto più mediocre o così insicura da permettere che il tarlo del senso di colpa attecchisca, che le boiate che gli sono state propinate si insinuino tanto da fargli mettere in discussione e in dubbio cose che invece non dovrebbero essere toccate perché sane.

Noi professionisti abbiamo questa responsabilità, quella di avere a volte un ascendente su altri che potrebbe aiutare o danneggiare chi si affida a noi ed è per questo che dobbiamo imparare i limiti della nostra professione e capire che quello che possiamo dire è “in questo momento io vedo questo e penso che potrebbe essere così perché in questa situazione io ho visto questo ma qui e ora potrebbero essere diversi da ieri e lì o da domani e là quindi devo conoscervi meglio prima di poter dire le cose con maggior sicurezza”.

A volte la strada è giusta, a volte dobbiamo raddrizzare il tiro e cambiare strategia man mano che impariamo a conoscere il cane e la sua persona. Se non siete disposti ad arrivare a questo punto del vostro percorso professionale rischiate di fare dei danni e spero che abbiate almeno l’umanità da preoccuparvi di questo.

Se non ne siete capaci siete solo altra fuffa come ce n’è davvero già troppa e posso solo augurarmi che i vostri clienti lo capiscano da soli.

No Comments

Sorry, the comment form is closed at this time.